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FILOSOFIA DELLA OSTEOPATIA

CLASSIFICAZIONE DEI NERVI

Se pensiamo da uomini razionali, individueremo cinque prerogative dei nervi. Queste devono essere tutte presenti per costituire una parte e devono rispondere prontamente all ‘appello e operare costantemente.

Ecco i nomi di questi operai specializzati:

senso, moto, nutrizione, volontario e involontario.

Tutti devono rispondere a ogni chiamata durante la vita:

a nessuno è concesso di assentarsi per un momento.

Supponiamo che il senso lasci un arto per un certo lasso di tempo: non avrà luogo una perdita di cellule e ghiandole? Ne conseguirà presto un approvvigionamento improprio, perché il senso ha il compito di limitare e comunicare quando il livello dei rifornimenti è eccessivo per l’utilizzo stabilito dal costruttore.

Supponiamo anche che venga a mancare per un certo tempo l’azione dei nervi motori: ben presto, il deperimento darebbe inizio alla sua opera letale per mancanza di cibo.

Supponiamo ancora che i nervi deputati alla nutrizione interrompessero le loro irrorazione, nutritive: moriremmo certamente anche in presenza di cibo. Grazie ai nervi volontari, CI muoviamo o restiamo fermi a piacimento, ogniqualvolta sia necessario un cambiamento mediante l’ azione. Ora, dopo aver definito i vari e molteplici usi dei cinque tipi di nervi, comincerò a presentare ingrossamenti e altre variazioni rispetto alla condizione normale dell’uomo.

Quelle sopra nominate sono le 5 caratteristiche conosciute dalla vita animale, e dirigerle sapientemente è compito del Dott. in OSTEOPATIA

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Controllo della funzione muscolare | Test di Posizione Eretta | 2°PARTE

TECNICHE ENERGIA MUSCOLARE

TEST IN POSIZIONE ERETTA

Test 8. Test di traslazione laterale passiva del bacino con paziente in piedi (classe 2) (foto 12)

Descrizione: l’esaminatore induce un movimento traslatorio verso destra e verso sinistra sul bacino del paziente spostando il corpo da un lato e dall’altro della linea centrale, con i piedi in appoggio.

Note: si possono comparare solo le forze iniziali richieste per muovere il paziente sui 2 lati a partire dalla posizione neutra; oppure si può valutare ampiezza e fine corsa del movimento.

Test 9. Test di rotazione passiva del bacino del paziente in posizione eretta (classe 2) (foto 13)

Descrizione: indurre rotazione passiva del tronco a dx/sx tramite spinta sulle anche, valutando se è ridotta o aumentata e se vi è dolore unilaterale o bilaterale al movimento.

Test 10. Test di flessione rachidea a partire dalla posizione eretta o TFE (classe 2) (foto 14)

Descrizione: l’operatore chiede al paziente di effettuare una flessione generale del rachide tenendo le ginocchia estese.

Valutare: Qualità e quantità di movimento

  • sensazione palpatoria della resistenza al movimento;
  • comparazione palpatoria e visiva dell’escursione di movimento antera-superiore di una SIPS rispetto all’altra e quindi la posizione relativa tra le 2 SIPS nella posizione eretta e al termine della flessione;
  • presenza di aree paravertebrali di particolare piattezza o di particolare ipertrofia registrabili visivamente o alla palpazione;
  • presenza di particolari curvature lombari o toraciche e nel caso identificazione dei loro apici;
  • simmetria tra le ginocchia.

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Controllo della funzione muscolare | Test di Posizione Eretta

TECNICHE ENERGIA MUSCOLARE

TEST IN POSIZIONE ERETTA

Test 3 – Valutazione osservazionale e palpatoria degli archi plantari con paziente in piedi {classe 1-4) (foto 4)

Descrizione: osservazione e palpazione degli archi plantari per evidenziare deviazione o asimmetria nell’altezza dell’arco (a) o sul tono del tessuto (6):

Note: questo test può essere esteso ad un punto di riferimento di prova strumentale (es. podoscopio).

Test 4 – Valutazione palpatoria degli arti inferiori con paziente in piedi {classe 4)

Descrizione: valutazione palpatoria della asimmetrie gamba sx/ dx su:

  1. tensione superficiale;
  2. massa, dimensione, forma e consistenza;
  3. eventuale presenza di edemi;
  4. dimensione della struttura muscolare e tono;
  5. dolorabilità alla pressione.

Test 5 – Squat test {classe 2) {foto 5)

Descrizione: si chiede al paziente di accosciarsi tenendo i talloni a terra controbilanciando il corpo con gli arti superiori stesi avanti o abbraccianti le ginocchia. La ricerca di asimmetria nel confronto fra i 2 lati permette di effettuare un test rapido sui 3 distretti articolari dell’arto inferiore individuando il lato disfunzionale (classe 1) e focalizzando l’ attenzione su un particolare distretto (classe 2).

Test 6 – Palpazione della schiena del paziente in piedi {classe 1-4)

Descrizione: valutazione palpatoria di asimmetrie e differenze regionali in rapporto a:

  • temperatura cutanea;
  • struttura, umidità e resistenza della cute;
  • struttura e profilo (asimmetrie della superficie, depressioni o masse);
  • dimensione, massa, solidità e tono muscolare;
  • risposta o resistenza dei tessuti molli alla palpazione (compresi tensione, tono e turgidità);
  • risposta di arrossamento al test di striscio della cute.

Note: questo test permette di valutare specificatamente il tessuto (classe 4) ma può anche essere utilizzato come test rapido di impressione generale.

Test 7 – Valutazione dei principali reperi con paziente in piedi {classe 3)

Descrizione: definizione palpatoria dei reperì ossei comparandone i livelli di simmetria, nei seguenti punti:

  • trocanteri (foto 6);
  • creste iliache (foto 7);
  • SIPS (foto 8);
  • angolo inferiore della scapola (foto 9);
  • altezza delle spalle (foto 10);
  • altezza dei lobi delle orecchie (foto 11).

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FORZE BIODINAMICHE

Forze vitali e autoregolazione dell’Organismo – 

chiamate “respiro della vita” che guidano i processi di autoguarigione.

L’Osteopatia Biodinamica si basa sull’ascolto.

L’osteopatia biodinamica è una forma di terapia manuale che si basa sull’ascolto e sulla facilitazione dei ritmi vitali all’interno del corpo. Un’ aspetto fondamentale di questa pratica è la respirazione primaria, un ritmo sottile e ritmico che si manifesta in tutto il corpo e che rappresenta la vitalità e la salute.

Gli Osteopati Biodinamici sostengono che il corpo abbia una saggezza innata e una capacità di autoguarigione.

Attenzione, questo non significa che il corpo può sempre guarire da ogni malattia senza medicine. Autoguarigione è la naturale capacità del nostro corpo di tendere sempre verso il miglior stato di salute possibile in quel momento.

Cos’è la Respirazione Primaria?

La Respirazione Primaria è un aspetto chiave dell’Osteopatia Biodinamica. Si riferisce ai ritmi sottili che si manifestano in tutto il corpo, inclusi il sistema nervoso, i fluidi corporei e i tessuti connettivi. Questi ritmi sono un’espressione della forza vitale che permea tutto il corpo. L’Osteopata Biodinamico ascolta e si sintonizza con questi ritmi utilizzando un tocco molto delicato per percepire le tensioni e le restrizioni presenti nel corpo del paziente. Attraverso la consapevolezza e la facilitazione della respirazione primaria, l’osteopata aiuta il paziente a ristabilire l’equilibrio e la salute.

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Principi dell’Osteopatia BIODINAMICA

L’Osteopatia BIODINAMICA è un approccio che si concentra sulla capacità innata del corpo di autoregolarsi e guarire.

Questo metodo si basa sulle teorie sviluppate dal Dr. William Garner Sutherland, il fondatore dell’osteopatia craniale, ed è stato ulteriormente approfondito da James Jealous.

Forze BIODINAMICHE all’interno dell’organismo:

Forze vitali e autoregolazione – L’organismo possiede forze vitali (chiamate “respiro della vita”) che guidano i processi di autoguarigione.

Approccio non invasivo e dolce – Il trattamento è molto delicato, senza manipolazioni forzate o tecniche invasive.

⁠⁠Ascolto profondo – L’ Osteopata percepisce le micro-movimentazioni dei tessuti e dei fluidi corporei, facilitando il riequilibrio senza imporre correzioni meccaniche.

Relazione tra corpo, mente ed emozioni – L’ Osteopatia BIODINAMICA considera la persona nella sua totalità, integrando aspetti fisici ed emotivi.

A cosa serve?

L’ Osteopatia BIODINAMICA viene utilizzata per trattare un’ampia gamma di disturbi, tra cui:

Dolori muscoloscheletrici (mal di schiena, cervicalgie, lombalgie)

Disturbi del sistema nervoso (stress, ansia, insonnia)

Problemi digestivi (reflusso gastroesofageo, colon irritabile)

Disturbi posturali

Disturbi cranio-sacrali (cefalee, emicranie, tensioni alla mandibola)

Disagi nei neonati (coliche, difficoltà di suzione, disturbi del sonno)

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Test di Posizione Eretta | Protocollo Diagnostico

TECNICHE ENERGIA MUSCOLARE

TEST IN POSIZIONE ERETTA

Test 2 – Osservazione della postura del paziente in posizione eretta (classe 1)

Descrizione: osservazione dell’intero corpo sui 3 piani valutando:

I. Visione posteriore (foto 1)

  1. simmetria spalle e scapole;
  2. presenza di asimmetrie laterali della linea mediospinale;
  3. posizione pelvica (livello creste iliache);
  4. appiattimento/pienezza dei tessuti delle masse paravertebrali;
  5. posizionamento simmetrico dei piedi;
  6. rotazione del tronco (cerniera dorso-lomba-re);
  7. simmetria dei tendini di Achille in relazione ai calcagni;
  8. simmetria sulla posizione degli arti superiori rispetto ai fianchi;
  9. simmetria delle pliche adipose;
  10. simmetrie morfologiche sulla superficie cutanea posteriore (cicatrici, ematomi, ecc.).

II. Visione laterale (foto 2)

  1. esagerazione o inversione delle curve fisiologiche del rachide;
  2. postura corporea in relazione alla linea centrale di gravità;
  3. particolari asimmetrie morfologiche sulla superficie laterale cutanea.

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Protocollo Diagnostico

TECNICHE ENERGIA MUSCOLARE

L’obiettivo dell’osteopata sta nell’interpretare il modo di funzionare di un essere umano sul piano fisico (quindi strutturale e metabolico), mentale e psichico.

Egli ricerca ciò attraverso la valutazione funzionale dell’apparato muscolo-scheletrico, individuando ed interpretando la cosiddetta “disfunzione somatica”.

La valutazione osteopatica, si avvale, dopo accurata anamnesi, dei normali metodi di diagnosi clinica, ma soprattutto di osservazione e palpazione.

Si è detto che la disfunzione somatica, qualunque sia la sede di indagine, viene classificata attraverso tre criteri:

  • simmetria reciproca di parti del sistema muscolo-scheletrico;
  • densità (consistenza) del tessuto testato;
  • ampiezza di movimento di un’articolazione o di un’area di tessuto.

Ogni professionista, seppur seguendo linee comuni, sembra utilizzare un diverso protocollo come processo diagnostico e questo porta alla scelta del tipo di trattamento che riterrà più idoneo.

Come sempre la posizione dell’operatore è fondamentale per una corretta valutazione e deve essere adeguata in rapporto alla posizione e alle caratteristiche morfologiche/cliniche del soggetto esaminato e all’area che si sta valutando.

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APPARATO MUSCOLARE | TRONCO MUSCOLI DEL PERINEO E DEL PAVIMENTO PELVICO

PERINEO (LIMITI)

Sinfisi pubica a

Coccige b

Tuberosità ischiatica c

legamento sacrotuberoso d

Ramo ischiopubico e

Il perineo è la regione sottostante alla cavità pelvica, compresa nello stretto inferiore. È delimitata dalle formazioni (a-e). lI suo pavimento è dato dalla Cute, e la volta del diaframma pelvico, costituito per la maggior parte dal muscolo elevatore dell’ano, il quale forma contemporaneamente anche il pavimento della pelvi. Per ragioni descrittive, la forma a diamante del perineo viene bisecata, da una linea ideale che congiunge le tuberosità ischiatiche, In due triangoli: urogenitale e anale.

TRIANGOLO UROGENITALE f

Ischiocavernoso g

Bulbocavernoso h

Trasverso del perineo i

Diaframma urogenitale j

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APPARATO_SCHELETRICO | ARTO_SUPERIORE

CINTURA TORACICA:* Clavicola (a) e Scapola (b)

OSSO DEL BRACCIO:* Omero (c)

PROIEZIONE ANTERIORE

L’omero è assolutamente instabile nella sua articolazione con la scapola, il che ne consente l’ampia mobilità. Alla lussazione dell’omero si oppone un labbro fibromuscolare che avvolge l’articolazione, è soggetta a rompersi come un puntello; la scapola si frattura raramente essendo piatta e immersa nella muscolatura. L’omero tende a fratturarsi in corrispondenza del centro diafisi, dell’epicondilo mediale e del collo chirurgico.

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TORACE | APPARATO SCHELETRICO

TORACE

STERNO: Manubrio a, Corpo b, Processo xifoideo c

12 COSTE: d, 7 Vere d, 5 False d, (2 Fluttuanti) d1

12 CARTILAGINI COSTALI e

12 VERTEBRE TORACICHE f

lI torace è formato da un complesso di strutture relativamente mobili; è importante per la funzione respiratoria e contiene visceri delicati come il polmone e li cuore. Lo sterno consta di un insieme di ossa che si sono fuse tra loro in corrispondenza del corpo; tra li manubrio e il corpo (angolo sternale) e tra il corpo e li processo xifoideo si trovano articolazioni fibrocartilaginee. Lo sterno è prevalentemente costituito da osso spugnoso, rivestito da un sottile strato di osso compatto; contiene midollo rosso ed è la sede più accessibile per prelevare il tessuto che produce gli elementi del sangue. Le cartilagini costali, che collegano la maggior parte delle coste allo sterno, aumentano l’elasticità del torace. Le prime sette coste (vere) si articolano direttamente con cartilagini proprie; delle rimanenti cinque (false), le prime tre si articolano con la 7a cartilagine costale e le ultime due (fluttuanti) terminano nella muscolatura della parete addominale.

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